Saturday, October 06, 2007

Tutto il mondo piange Anna Politkovskaja


«Ho paura? », si chiedeva Anna Politkovskaja nel suo ultimo libro. Colei che i suoi amici e colleghi di 'Novaïa Gazeta' soprannominavano la «coscienza della Russia» si interrogava continuamente sul suo mestiere di giornalista e sul lavoro che svolgeva in Cecenia. Scegliendo di non tradire mai il suo impegno, indipendentemente dai rischi che correva, Anna Politkovskaja aveva smesso di appartenere a se stessa. Era diventata una figura morale, collettiva. Questa donna, madre di due figli, baluardo dei "senza voce" e simbolo della loro sofferenza, era tuttavia perfettamente cosciente della propria vulnerabilità. Le minacce che le erano rivolte, gli attentati ai quali era riuscita a sfuggire le ricordavano sempre a che punto la sua missione era delicata e pericolosa. Anna Politkovskaja aveva capito che la paura è una specie di cancrena, il sintomo delle società malate e non ha mai smesso di lottare per sconfiggerla. Bisogna dunque ricordarla come una donna coraggiosa e libera. Una giornalista che non ha esitato a denunciare gli abusi e i soprusi di un potere che non garantisce la libertà di espressione e che lascia impuniti gli assassini dei professionisti dell'informazione che non hanno voluto sposare l'autocensura e la menzogna. La scomparsa di Anna può scuotere le coscienze e far progredire la causa della democrazia? E' troppo presto per affermarlo ma, a un anno dalla sua morte, non la dimentichiamo. E non siamo soli nel suo ricordo perché a Roma, a Parigi, a Mosca e in altre capitali del mondo numerosi sono coloro che le rendono oggi omaggio.

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