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Monday, December 03, 2007

In diretta da Kabul


Kabul - Siamo arrivati quando la luce cominciava ad andare via, intorno alle quattro di pomeriggio (tre ore e mezza dopo il vostro mondo). Ed è il momento più caotico poichè scatta quello che è ormai definito un coprifuoco naturale, cioè spontaneo non imposto per legge ma solo per garantirsi la sicurezza. Siamo rimasti bloccati nel traffico quasi il tempo che ci abbiamo messo per arrivare qui da Dubai. Anche perchè le strade sono invase, come vedete, da mezzi pesantucci. Non fa molto freddo, pensavo peggio. Naturalmente il primo afghano che ho visto è stato Shafique: felicissimo del mio ritorno ma triste, colpa dei problemi che già vi ho raccontato. Adesso sto al sicuro, nel bunker. Un'isola nel dramma di una popolazione sempre più affamata e sempre più impaurita. E' la sesta volta che vengo a Kabul e l'impressione è precisa: ogni volta è peggio, l'atmosfera è sempre più pesante. Dopo sei anni dalla cacciata dei talebani ancora non si può neppure pensare al futuro. Anche perchè, di fatto, i talebani ci sono ancora. Vicinissimi, minacciosi. Quasi allo scoperto. Reportage dall'Afghanistan

Ucciso il rapitore di Daniele Mastrogiacomo

Almeno cinque talebani, tra i quali l'uomo accusato del sequestro del giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, sono rimasti uccisi in Afghanistan in un bombardamento nel sud del Paese. Lo ha reso noto un comunicato del comando Usa nel paese asiatico. Il bombardamento è avvenuto domenica, nel distretto di Musa Qala, nella provincia di Helmand: le truppe statunitensi hanno localizzato un veicolo nel quale si ritiene viaggiasse l'uomo responsabile del sequestro nel marzo scorso, di Mastrogiacomo, del suo interprete e del suo autista. I militari hanno richiesto l'appoggio aereo e un velivolo ha sferrato un attacco di precisione che ha distrutto il veicolo. Secondo il comunicato, l'uomo era coinvolto in vari attentati contro le truppe e le basi delle truppe statunitensi in Afghanistan, oltre ad aver preso parte al sequestro del giornalista italiano. Mastrogiacomo, 52 anni, fu sequestrato lo scorso 4 marzo in compagnia di un interprete e un autista afghano a Helmand; e fu rimesso in libertà dopo due settimane di prigionia. Il nome non è stato resto noto, ma voci non confermate ufficialmente indicano nel fratello del mullah Dadullah la vittima dell’operazione alleata. Se così fosse, sarebbero morti tutti i talebani rilasciati otto mesi fa dal governo di Kabul in cambio della liberazione del giornalista italiano.

Parlare di pace


Una sera a San Severo per ricordare Maria Grazia Cutuli

Tuesday, November 13, 2007

Fotografi di guerra


Vanity Fair photographer Tim Hetherington accompanied 2nd Platoon on Operation Rock Avalanche. After breaking his foot during a nighttime mission with the platoon, he continued to walk on it for hours before finally making it to a village where he was able to later get onboard a chopper that took him to an Army hospital where he underwent surgery. He is expected to make a full recovery and hopes to return to Afghanistan next year to continue covering the soldiers of the 2nd Platoon.

Wednesday, October 24, 2007

L'odio


Ricordo Adnan, il producer del Tg3 a Baghdad, così gentile, mite ucciso dentro casa. Mahdi è invece riuscito a scappare in Svezia, addirittura. Luhay, che sta ancora in Iraq, mi scrive decine di email per chiedermi aiuto. Mi scrive anche Shafique da Kabul. Ricordate? Proprio la mattina della partenza mi ha confidato che i talebani voglio la sua testa perchè un traditore infedele che ha lavorato per i cristiani, cioè per noi. Oggi mi ha telefonato. Sta una settimana in Pakistan per cercare rifugio da qualche parte, anche lontanissima: in Canada o in Australia, mi ha detto, dove pare che accolgano anche gli afghani. Il suo sogno sarebbe di venire in Italia ma non ci riesce (e io non posso aiutarlo: ci sono leggi precise) ed è preoccupatissimo per la famiglia. Shafique, l'uomo che ama i fiori perchè sono colorati in un mondo che ha sempre visto tutto grigio. Lo conosco dal 2001. Da quando ha quei due bimbi piccoli è cambiato, non ha neanche più la voglia di sentire la musica. Un pò mi sento in colpa, per tutti questi amici con cui abbiamo condiviso la vita, in senso letterale, che abbiamo messo nei guai. Semplicemente frequentandoci. C'è troppo odio.

Monday, October 01, 2007

Come calcolare i rischi


Kabul. Oggi ho intervistato due capi talebani. Ne è nata una discussione sul mestiere di reporter che può interessare qui. Barba mi ha chiesto: "Mi intriga un pò cercare di immaginare e capire il metro con cui riesci a valutare il rischio. L'esperienza può essere una componente ma non può essere solo intuizione (pur se dettata dall'esperienza) Sarebbe come giocare a testa e croce o alla roulette russa".

E invece sì. Quando hai esperienza, cioè un passato alle spalle dove magari hai commesso anche errori (per fortuna non fatali) l'intuizione è decisiva.
Partiamo da un presupposto. La nostra vita, in certi posti, la mettiamo in mano ai nostri stringers. Dunque intanto è importantissimo questo rapporto. Con Shafique a Kabul lavoro dal 2001, per arrivare "oltre" bisogna conoscersi bene. Come con Mahdi a Baghdad che mi ha salvato la vita. Con loro il rischio di essere venduto, che è il più alto, per esempio non c'è. Conosco le famiglie, ci vogliamo bene. Te ne potrei raccontare tante. A Mogadiscio per esempio Mohammud non si fidava neppure di me, cambiava sempre percorso e appuntamenti, perchè - diceva - io ti sono fedele ma ho tre figli e...se devo scegliere fra te e loro chi scelgo? In genere si fa un passo per volta. A Medellin, in Colombia, ho cambiato quattro autisti prima di azzardarmi a chiedere di portarmi nel covo di Pablo Escobar.
Partendo da questo, si arriva ai contatti. Devi credere nei contatti, in quelle che noi chiamiamo fonti. Non solo per rischiare la vita, ma anche nel dare certe notizie esclusive. Nel caso, famoso, di Farouk io mi sono fidato di Graziano Mesina (e lui di me). Ci siamo annusati per settimane prima di fidarci.
Mastrogiacomo a Kandahar, e anche i due funzionari del Sismi a Herat, hanno evidentemente sbagliato contatti. Non ci giriamo intorno: sono stati venduti.
C'è un'ultima componente. Devi stare nel "tuo" territorio, cioè quello del tuo stringer. Mahdi non l'ho portato a Najaf. Shafique a Kabul è copertissimo: è un tagiko in una città tagika, ha combattuto per anni i russi dietro il comandante Massoud da mujaeddin, a Kabul conta, l'ho visto: mi porta da tutti, a qualsiasi livello, mi fa entrare in Afghanistan senza visto, abbraccia ministri e capi della polizia. A Kabul sto nelle sue mani e mi fido ciecamente. Non andrei mai con lui in terra pashtun, men che meno a Kandahar.
Credo di essermi spiegato. Caro Barba, sembra incredibile ma come al solito è sempre la testa al centro di tutto. A parte il culo.

Wednesday, June 13, 2007

Per ricordare Zakia Zaki


Grazie all’associazione AINA, un documentario che presenta il talento e il coraggio della giornalista Zakia Zaki, è disponibile su You Tube. La Zaki da sei anni dirigeva la radio privata locale 'Radio Pace'. E' stata uccisa nella sua abitazione l'8 giugno. You Tube

Wednesday, June 06, 2007

Assassinata un'altra giornalista afghana

Una giornalista afghana è stata assassinata oggi a colpi di arma da fuoco nel nord della capitale Kabul, a meno di una settimana di distanza dall'uccisione di una conduttrice televisiva.Zakia Zaki, che era anche preside di una scuola nella provincia di Parwan, dirigeva una radio privata fondata con l'aiuto di finanziamenti occidentali.La donna, 35 anni, sposata, è stata uccisa nella sua casa nella notte di ieri.L'associazione indipendente di giornalisti afghani dice che Zaki era stata recentemente minacciata di morte da alcuni leader locali che volevano la chiusura della radio.Le autorità hanno detto di aver aperto un'inchiesta per scoprire chi ha ucciso Zaki, considerata una giornalista coraggiosa e schietta.L'episodio arriva a pochi giorni dall'assassinio di Sanga Amach, una conduttrice di notiziari di una televisione privata, uccisa nella sua casa di Kabul lo scorso venerdì.I media indipendenti sono fioriti in Afghanistan dopo la caduta dei talebani nel 2001, quando decine di imprenditori privati hanno fondato radio e televisioni.Molti di questi canali trasmettono soprattutto programmi di intrattenimento, talvolta criticati per i loro contenuti, considerati troppo moderni in una nazione profondamente conservatrice. Reuters

Monday, April 30, 2007

Una giornata per la libertà


“Un commosso omaggio alla memoria di Adjimal Naskhbandi , il collega che collaborava con Mastrogiacomo ed è stato assassinato dai Talebani . Un atto di solidarietà verso i giornalisti afghani, schiacciati fra l’incudine del terrorismo talebano e le logiche di guerra che limitano la libertà di informazione .Una decisa richiesta all’ ONU e all’Unione Europea perché voglia assumere la tutela della vita e del lavoro dei giornalisti come impegno essenziale per la tutela dei civili e il rispetto dei diritti umani sullo scenario internazionale “. Sono questi gli obbiettivi che si propone l’iniziativa Giornalisti a Kabul ( 3 maggio ore 11,30 , Sala del Gonfalone ) organizzata dall’associazione per la libertà di informazione Information Safety and Freedom in collaborazione con la Presidenza del Consiglio Regionale della Toscana in occasione della All’iniziativa , assieme a molti giornalisti italiani e stranieri che aderiscono a ISF , parteciperà Mir Haidar Mutahar, direttore del quotidiano indipendente afghano 'Arman-e-Millie' e membro dell’Associazione dei Giornalisti Afhgani. Sarà un’occasione per ascoltare una testimonianza diretta sulla situazione in Afghanistan , la condizione dei giornalisti e anche il modo come i colleghi di Kabul hanno vissuto la complessa vicenda del sequestro e della liberazione di Daniele Mastrogiacomo. “ Dopo quel sequestro – si legge in una nota di Isf – ci si chiede se sia ancora possibile praticare il mestiere di giornalista sia da parte degli inviati occidentali che da parte dei colleghi afgani. Si tratta di una pesante contraddizione sul percorso della costruzione di un sistema democratico di diritti che è l’obbiettivo della missione militare avviata in quel Paese da Onu e Nato . Lo stesso tragico paradosso si è già manifestato in Iraq , dove da due anni i giornalisti occidentali sono praticamente assenti e dove dall’inizio della guerra sono stati uccisi più di duecento giornalisti. Senza giornalisti le opinioni pubbliche non sono in grado di conoscere la realtà dei fatti e giudicare i propri governi. Senza libertà di stampa non c’è democrazia “.“ Nella Giornata Mondiale per la Libertà di Informazione – conclude la nota di ISF - non possiamo però non levare una forte e determinata protesta , anche contro le norme varate dal Garante per la Privacy e quelle sulle cronache giudiziarie approvate quasi all’unanimità dalla Camera dei Deputati . Si tratta di normative in atto solo nelle dittature o in Paesi a democrazia limitata “. Information Safety Freedom

Giornalisti ingabbiati


Danish Karokhel direttore di 'Pajhwok Afghan News' uno dei più autorevoli membri della comunità giornalistica afgana scrive a Articolo 21, che ne riferisce in una nota, per "lanciare un grido di allarme sulla situazione del giornalismo afgano. "Il barbaro omicidio di Ajmal Naqshbandi è solo l'ultimo episodio: la vita dei giornalisti afgani è diventata estremamente difficile: lo scorso anno 3 giornalisti sono stati uccisi e altri 50 hanno subito arresti, minacce, sevizie. Il giornalismo afgano è schiacciato nella morsa tra la violenza dei talebani e le minacce delle forze governative corrotte che non vogliono testimoni". "Un nuovo progetto di legge in discussione alla Camera Bassa (Wolesi Jirga) potrebbe ulteriormente ridurre la libertà dell'informazione". Danish Karokhel nella lettera afferma che "l'Afghanistan è a un bivio. Il rischio di regressione è concreto, e sarà tanto piu' accentuato se mancheranno alla stampa afgana le risorse e le condizioni per lavorare con libertà, al servizio della società afgana''. La lettera di Danish Karokhel

Wednesday, April 18, 2007

E a Kabul arriva la censura


A Kabul più di cinquanta uomini armati del decimo distretto di polizia, sotto ordine diretto del procuratore generale Abdul Jabar Sabet, hanno circondato gli uffici di Tolo Tv a Wazir Akbar Khan. La polizia è entrata nei locali dell’emittente e ha attaccato violentemente lo staff , arrestando tre impiegati. Secondo l’accusa, Tolo Tv avrebbe riportato senza sufficiente cura i commenti del procuratore generale nel corso di una conferenza stampa. PeaceReporter

Due anni fa fu uccisa una conduttrice di Tolo Tv La ragazza senza burka - Per il governo afghano la liberazione di Clementina Cantoni e' vicina ma intanto arriva la minaccia di un ultimatum per questa sera e anche i servizi segreti italiani sono convinti che bisogna fare in fretta. La situazione non e' chiara, ma non si puo' far altro che aspettare. Ma la notizia che oggi mi ha inquietato e' l'uccisione di Shaima Rezayee, poco piu' che una ragazzina, presentatrice di una tv afghana. Un colpo alla testa, un'esecuzione per una delle poche giovani che stavano tentando di uscire dalla cultura del burka. Una notizia arrivata da un medico italiano, Marco Geratti, che se non sbaglio lavora per "Emergency". Altrimenti un fatto di sangue cosi' grave sarebbe rimasto nascosto. Perche' c'e' ancora chi vuol far credere che a Kabul c'e' la pace. Ricordo di quando Shafique, il mio fidatissimo driver, mi raccontava di tanti omicidi, anche nelle hall degli alberghi, mai denunciati dalla polizia afghana. Qualche ora fa mi ha chiamato, lo fa regolarmente. Gli ho chiesto come va. "Malissimo" mi ha risposto. 18 maggio 2005

Tuesday, April 17, 2007

La stampa come strumento di crescita

"Ho appreso con grande soddisfazione della iniziativa “Una Borsa di Studio intitolata ad Ajmal” lanciata da Articolo21". L'Ambasciatore italiano a Kabul Ettore Sequi esordisce così nella lettera inviata alla nostra assocazione che ha proposto una borsa di studio intitolata all'interprete del giornalista di Repubblica. "Già durante il rapimento di Daniele Mastrogiacomo, Ajmal Nakshbandi e Seyed Agha - scrive Sequi - in occasione di un incontro tra i mezzi d’informazione italiani e quelli afghani, in Ambasciata, avevo lanciato un appello ai nostri giornalisti affinché promuovessero iniziative concrete di assistenza e collaborazione a favore dei loro colleghi afghani. I giornalisti afghani operano in un contesto difficilissimo e rischioso, tra problemi di ogni genere..." Essi rappresentano una delle componenti più attive e ammirevoli di quella parte della Società afgana che opera concretamente a favore della sviluppo della ancor gracile democrazia di questo sfortunato Paese e che la Comunità internazionale ha il compito e la responsabilità di sostenere. Anche in Afghanistan la stampa rappresenta uno strumento indispensabile di crescita civile. Essa svolge un ruolo cruciale nel consentire l’accesso del pubblico all’informazione e, dunque, nel favorire lo sviluppo della società civile e la sua la partecipazione consapevole alla riedificazione democratica del Paese."D’altro lato - prosegue Sequi - la crescita e lo sviluppo di un sistema di informazione efficace e indipendente passa anche attraverso la formazione professionale. Pertanto, la istituzione di una Borsa di Studio intitolata ad Ajmal Nakshbandi rappresenta, a tal fine, un contributo significativo che, mi auguro, possa essere ampliato in futuro". "Sono grato in particolare a Duilio Giammaria - conclude l'Ambasciatore - che, con grande sensibilità, ha ideato questa iniziativa alla quale, fin d’ora, assicuro il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a Kabul e mio personale". Articolo21