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Monday, December 03, 2007

Strage inventata, vergognoso


Aveva denunciato il massacro di 11 componenti della sua famiglia, fra cui due sue sorelle e sette bambini, accusando della carneficina milizie sciite: ma era tutto falso. A denunciare il "sordido inganno" e il "comportamento inammissibile" del giornalista iracheno espatriato è stata Reporters sans Frontieres (Rsf), anche il governo di Bagdad ha smentito oggi la strage. L'organizzazione - in un comunicato sul suo sito internet - riferisce che giornalisti della tv privata irachena Al Hurra hanno incontrato oggi membri della famiglia Kawwaz a Baghdad, i quali hanno smentito le asserzioni del giornalista, e denunciato che questi ha così agito "per ottenere denaro dall'estero". Rsf afferma di aver appreso "con collera e senza capire", la falsità di quanto affermato dal caporedattore di Shabakat Akhbar al Iraq, agenzia online di notizie sull'Iraq, il quale aveva anche organizzato, lunedì, una veglia funebre nella capitale giordana Amman, dove attualmente lavora. "Chiaramente siamo sollevati nell'apprendere che i membri della famiglia di Dia al Kawwaz sono sani e salvi - afferma Rsf - ma il comportamento del giornalista è inammissibile. Noi siamo disgustati da questo inganno che non solo è sordido, ma anche pericoloso perchè occulta la realtà vissuta da decine di famiglie di giornalisti che davvero subiscono la violenza dei gruppi armati in Iraq. Negli ultimi anni un gran numero di professionisti dell'informazione hanno dovuto abbandonare tutto, casa e famiglia, per mettersi in salvo all'estero".

Thursday, November 22, 2007

Uccise Baldoni. Ora è pagato dagli americani


Nel mondo arabo gli affari si fanno sempre davanti a una tazza di “ciai”, di the. Quando poi sul tavolo compare anche una bandierina, formalisti come sono, non c’è dubbio: è un incontro ufficiale. Dunque, l’incontro a Baghdad fra il generale americano David Petraeus, il vicepresidente iracheno Bahram Saleh e il leader del gruppo “Rinascita dei Cavalieri della Mesopotamia”, Abu al-Abed, documentato da una foto, è per stringere un accordo. Solo che l’uomo che si fa chiamare Abu al-Abed fino a pochi mesi fa (sei, per l’esattezza) era il capo dell’Esercito Islamico dell’Iraq, l’organizzazione terroristica che fra l’altro ha rapito e ucciso Enzo Baldoni. Trentacinque anni, ex ufficiale di Saddam, nome vero Saad Erebi al Ubaidy, per anni ha combattuto duramente contro le forze statunitensi ma ora ha cambiato casacca, lavora per gli Usa da cui riceve stipendio, armi e appoggio logistico. Gli americani lo sanno bene cosa hanno fatto lui e la sua organizzazione trasferitasi in massa nel nuovo gruppo (il generale Petraeus è il comandante supremo delle forze Usa in Iraq) ma hanno chiuso un occhio su tutto, compresa la pressante richiesta italiana di restituire la salma di Baldoni. Lo rivela il quotidiano arab al Hayat edito a Londra che ha intervistato l’ex capo terrorista. “L’accordo è nato sei mesi fa – rivela il cosiddetto Abu al Abed -, un vero e proprio contratto di tre mesi in tre mesi, rinnovabile. Io garantisco la sicurezza nei quartieri sanniti contro il nemico comune che ora è al Qaeda. Ho 900 uomini, 600 provenienti dall’Esercito Islamico, gli altri sono poliziotti di origine sunnita. Gli americani ci passano lo stipendio (ogni uomo prende 360 dollari al mese), oltre ad armi moderne e basi. Talvolta ci appoggiano anche militarmente, insomma combattiamo insieme. Il passato da nemici? Cancellato”. Troppo facile. Ma agli americani, gli unici che potrebbero chiederglielo (ormai da alleati addirittura) già distintisi in inchieste chiuse in fretta su autentiche nefandezze mascherate da guerra al terrorismo, poco importa evidentemente di una povera famiglia che aspetta almeno un corpo su cui piangere.

E adesso chiedere l'arresto dell'assassino di Enzo

Wednesday, November 21, 2007

Troppo bravo? Allora è terrorista

Bilal Hussein e' un fotoreporter iracheno dell''Associated Press' in carcere dal 2006 perche' sospettato di aiutare gli insorti e il Pentagono annuncia ora di avere le "prove decisive" che si tratti di un "terrorista" infiltrato nell'agenzia di stampa americana. La sua colpa, scrive il sito web della Bbc, e' essere troppo bravo e arrivare sul luogo degli attentati poco dopo l'evento, una qualita' giornalistica che gli e' valsa tra l'altro il prestigioso premio Pulitzer nel 2005. Dopo 19 mesi in prigione, e con i termini per la carcerazione preventiva che scadranno il 12 dicembre, l'Ap sta cercando disperatamente di aiutarlo. Il presidente e amministratore delegato Tom Curley ritiene che i militari americani "desiderano semplicemente che Hussein stia in prigione il piu' lungo possibile", perche', "non vogliono che escano notizie dalla provincia di Anbar, un vero e proprio 'buco nero dell'informazione'. L'Ap denuncia che Hussein, 36 anni, venne arrestato a aprile del 2006 dopo aver fornito rifugio ad alcuni stranieri nella sua casa dopo un'esplosione nei pressi di Falluja. I marines sono entrati nell'edificio arrestando il fotografo e i suoi ospiti con l'accusa di essere sospetti insorti. Il comando americano di Baghdad aveva affermato di aver trovato nel suo pc istruzioni per preparare bombe artigianali, materiale di propaganda dei terroristi e la foto di un'installazione militare Usa. Il Pentagono, scrive la Bbc, non ha chiarito quali siano le nuove prove. Non solo. Finora l'avvocato del reporter ha denunciato che finora non gli e' stato consentito di contattare il suo cliente.

Thursday, November 01, 2007

Ucciso un altro giornalista iracheno

Un giornalista del settimanale 'al-Youm, Shehab Mohammed al-Hiti, è stato ucciso dopo essere stato rapito. Il giornalista aveva lasciato la sua casa diretto al lavoro, ma in ufficio non è mai arrivato, la polizia ha ritrovato il suo corpo, il giorno dopo, nel quartiere di Ur.

Wednesday, October 24, 2007

Iraq, ora anche le taglie sui reporter

Reporters sans frontières chiede alle autorità irachene di creare urgentemente un programma di protezione per i professionisti dell'informazione. Un corrispondente della televisione pubblica Al-Irakiya a Diyala è stato recentemente minacciato di morte da un gruppo armato locale e almeno sei professionisti dell'informazione sono stati uccisi in questa provincia a nord-est di Baghdad. "E' fondamentale che le autorità cerchino almeno di garantire l'incolumità e la sicurezza dei giornalisti. Se nulla verrà fatto, un numero crescente di professionisti dei media iracheni saranno costretti a lasciare il Paese o cambiare mestiere. Il pluralismo dell'informazione, conquistato così dolorosamente in Iraq, è di nuovo in pericolo", ha dichiarato l'organizzazione. "La creazione di un programma di protezione, per i giornalisti che scelgono di avvalersi del sostegno delle autorità, potrebbe dissuadere i gruppi armati e limitare il numero dei loro attacchi. Delle ronde di sorveglianza, dei contatti telefonici regolari con i media o la protezione di agenti di scorta rappresentano alcune delle soluzioni in grado di rassicurare i giornalisti iracheni ed aiutarli ad uscire dalla clandestinità alla quale sono spesso condannati", ha precisatoReporters sans frontières. Secondo quanto riferisce l'Associazione irachena per la difesa dei diritti dei giornalisti, il gruppo armato "La Nazione islamica irachena" ha affisso, lo scorso 20 ottobre, sui muri delle moschee e di vari edifici centrali, dei manifesti su Mohammed Ali (con una sua foto), corrispondente della televisione pubblica Al-Irakiya nella provincia di Diyala, descrivendolo come un "infedele" e un "criminale". Il gruppo offre una ricompensa di 10 000 dollari a chi lo ucciderà o permetterà loro di ritrovare il giornalista vivo. Secondo l'organizzazione irachena, Mohammad Ali ha provocato la collera dei militanti della Nazione islamica irachena per aver denunciato a più riprese i loro crimini nei suoi reportage. Almeno sei giornalisti sono stati uccisi nella provincia di Diyala dall'inizio del conflitto nel mese di marzo 2003. La situazione della sicurezza è notevolmente peggiorata, in particolare a causa della presenza di un numero crescente di milizie armate che sono state allontanate dalla capitale dalle forze irachene e americane. Il 20 ottobre 2007, all'alba, un gruppo di persone ha appiccato il fuoco alla redazione del quotidiano Achrakat Al-Sadr, organo di stampa del movimento sadrista, situata nella periferia Al Baladiyat, a est di Baghdad.

Wednesday, October 17, 2007

Ucciso un altro reporter in Iraq

Salih Saif Aldin, giornalista iracheno di 32 anni, corrispondente dal 2004 del Washington Post, è stato ucciso mentre stava lavorando nel quartiere di Sadiyah a Baghdad. Lo riferisce il sito internet del quotidiano statunitense, precisando che i dettagli della morte del giornalista sono ancora poco chiari. “La morte di Salih ci ricorda il ruolo centrale che i giornalisti iracheni hanno avuto nella copertura della guerra…” si legge sul Washington Post. E' il 46.mo giornalista ucciso in Iraq quest'anno (dall'inizio della guerra sono 238).

Monday, October 15, 2007

La pace è possibile



Un soldato americano in Iraq. Mandate le vostre foto dedicate alla pace sul nuovo blog di comunità. Una maniera di essere uniti per un progetto comune, essenziale.

Monday, October 01, 2007

Iraq, già quarantacinque giornalisti morti

Il giornalista, Abdel Khaleq Nasser, del giornale 'Sada al-Mussel', è rimasto ucciso per l'esplosione di un proiettile di mortaio davanti casa, nel quartiere Bab Abiyad di Baghdad. Con l'uccisione di Nasser sale ad almeno 237 (secondo una stima effettuata dall'Iraqi Journalist Union) il numero degli operatori dei media uccisi in Iraq dall'inizio della guerra (marzo 2003).

Thursday, September 27, 2007

Iraq, morto un altro reporter

Un commando armato ha ucciso ieri a Baghdad il giornalista iracheno Jawad Saadun al Daami, che lavorava per l'emittente tv 'al Baghdadiyah'. Lo hanno riferito fonti di polizia citate dall'agenzia Aswat al Iraq, secondo cui "uomini a bordo di un'auto hanno intercettato al Daami nel quartiere al Qadissiyah e lo hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco". Con al Daami, 40 anni, sposato con figli, sale ad almeno 236 (secondo una stima effettuata dall'Iraqi Journalist Union) il numero dei reporter uccisi in Iraq dall'inizio della guerra nel 2003.

Tuesday, June 26, 2007

Uccisa un'altra reporter irachena

Una giornalista irachena di 35 anni e' stata uccisa mentre si recava al lavoro a Mosul, secondo quanto appreso da fonti della polizia. Zeena Shakir Mahmoud e' stata colpita nel pomeriggio di ieri nel quartiere a maggioranza sunnita di Intisar, nella zona orientale di Mosul, ha riferito il generale Abdul-Karim al-Joubouri. Ex-giornalista radiofonica, Zeena Shakir Mahmoud lavorava per il giornale Al-Haqiqa, un organo del Partito democratico del Curdistan, secondo quanto ha riferito Abdul-Ghani Ali Yahya, responsabile del sindacato dei giornalisti del Curdistan. La donna era di religione sunnita.

Friday, June 01, 2007

Iraq, altri quattro reporter massacrati

Mahmoud Hassib Al-Kassab, caporedattore del settimanale 'Al-Hawadith', è stato ucciso il 28 maggio a colpi di arma da fuoco davanti al suo domicilio nella città di Kirkouk (250 km a nord di Baghdad). Il giornalista militava anche nell'Inkad Al-Tourkman, movimento di salvaguarda dell'etnia turcomanna. Lo stesso giornalista era rimasto ferito uu mese e mezzo prima in un tentativo di omicidio. Due giorni prima nella stessa città era stato rinvenuto il corpo di Aidan Abdallah Al-Jamiji, responsabile della sezione in lingua turkmena della televisione di Kirkouk e musicista famoso. Ad Amariyah, vicino a Fallujah, uomini armati si sono introdotti, il 29 maggio, mell'abitazione di Abdel-Rahmane Al-Issaoui, 34 anni, collaboratore di molti media e insegnante di giornalismo all'università di Baghdad e hanno perpetrato una strage. Il giornalista e sette familiari della sua famiglia (moglie, figlio, padre, madre e altri tre familiari) sono stati uccisi. Il 30 maggio davanti a un hotel della città di Amara (365 a sud della capitale) tre uomini armati a bordo di una camionetta hanno sparato su un gruppo di giornalisti che partecipavano a una conferenza. Nizar Al-Radhi, 38 anni, dell'agenzia di stampa federale indipendente Aswat Al-Irak (Le voci dell’Iraq) e corrispondente dal 2006 di Radio Free Iraq, muore sul colpo. Altri suoi colleghi sono rimasti feriti. Salgono a 30 gli operatori dei media uccisi nel paese dall'inizio del 2007

Saturday, May 26, 2007

Il fuoco amico

Erano stati uccisi a Baghdad, a un checkpoint dell'esercito Usa, nel marzo 2004. Ali al Khatib e Ali Abdul Aziz, corrispondente e cineoperatore di al Arabiya, stavando andando in macchina verso l'hotel Burj al-Hayat, che era stato colpito da alcuni missili.Una inchiesta del Pentagono aveva concluso che i due giornalisti iracheni si erano trovati in mezzo al fuoco incrociato, e la loro morte era stata provocata da "fuoco indiretto", mentre l'obiettivo delle forze Usa era una Volvo Bianca, che non aveva rallentato nell'avvicinarsi al checkpoint.L'inchiesta aveva scagionato i soldati americani coinvolti nell'incidente, dicendo che la sparatoria "era giustificata in base alle regole d'ingaggio vigenti", e che gli operatori della televisione araba non erano stati colpiti di proposito.Ora le conclusioni dell'inchiesta, che risale a fine marzo 2004, sono state messe in discussione dal Committee to Protect Journalists (CPJ), una organizzazione di monitoraggio dei media con sede a New York, che è riuscita a procurarsi il rapporto del Pentagono, e ne ha sottolineato le numerose contraddizioni.“Salutiamo con favore il fatto che questo rapporto investigativo, che getta luce su un tragico incidente, sia stato reso pubblico”, dice il Direttore esecutivo del CPJ, Joel Simon, in un comunicato diffuso dall'organizzazione. “Tuttavia, il fatto che i resoconti dei diversi testimoni non collimino del tutto fra loro è preoccupante, e lascia aperta la possibilità che informazioni potenzialmente dannose siano state ignorate o non considerate appieno".Nel documento con cui il CPJ controbatte alle conclusioni dell'inchiesta del Pentagono con una ricostruzione assai dettagliata dei fatti vengono sottolineate in particolare tre questioni. OsservatorioIraq Questa storia mi ricorda qualcosa... Topoandrea

Wednesday, May 23, 2007

Iraq, come proteggere i media

Di fronte a una situazione che si fa ogni giorno più insostenibile, i giornalisti e gli operatori dell'informazione iracheni hanno deciso di non restare più a guardare. E di organizzarsi.Una strategia nazionale per la sicurezza dei media è il risultato del convegno di due giorni che si è tenuto il 10 e l'11 maggio ad Arbil, nella regione a maggioranza kurda del nord Iraq – finora rimasta relativamente al riparo dalla violenza che infuria nel resto del Paese.Dall'iniziativa è uscito un "manifesto", che descrive una serie di azioni specifiche da promuovere per tentare di proteggere giornalisti e operatori dei media, o quantomeno ridurre i rischi che oggi incontrano nello svolgere il proprio lavoro.Lo strumento che gli operatori dell'informazione iracheni hanno deciso di darsi è una rete per la protezione dei media (IMSG) – un gruppo indipendente che sarà composto da rappresentanti della comunità irachena dei media (compresi anche giornalisti stranieri le cui testate abbiano una presenza significativa in Iraq) e avrà il compito di dare attuazione al programma messo a punto nell'incontro. (...) Nel frattempo, il governo iracheno ha iniziato a mettere in pratica la recentissima direttiva del ministero degli Interni, che vieta a fotografi e cineoperatori di recarsi sul posto quando avvengono attentati.Il 15 maggio, nella centrale piazza Tayaran, a Baghdad, la polizia ha sparato in aria per disperdere un gruppo di giornalisti che si erano radunati dopo l'ennesima esplosione, in cui erano rimaste uccise almeno sette persone.Le nuove disposizioni sono state condannate sia da Reporters sans Frontières che dall'International News Safety Institute (INSI) - due organizzazioni internazionali che lavorano per la libertà e la sicurezza dei media. Osservatorioiraq

Monday, May 21, 2007

Altre tre reporter uccisi in Iraq

Due giornalisti iracheni, Aziz Alaa Uldeen, 33 anni, e Yousuf Saif Laith, 26 anni, che da molti mesi lavoravano per la catena americana ABC, sono stati uccisi nella capitale irachena. I due erano a bordo della loro vettura quando sono stati accerchiati da altri veicoli dai quali sono scesi uomini armati che dopo aver fatto scendere i due giornalisti li hanno rapiti. I corpi senza vita dei due reporter sono stati ritrovati il giorno dopo nell'obitorio dell'ospedale Yarmouk, dove vengono quotidianamente raccolte le decine di salme di uomini e donne uccisi ogni notte. Terry McCarthy, inviato dell'ABC, ha così commentato il duplice omicidio: "i giornalisti iracheni sono i nostri occhi e le nostre orecchie in Iraq. Senza di loro saremmo ciechi e non potremmo sapere nulla di quello che accade nel Paese. Sono uomini coraggiosi".
Ali Khalil, giornalista di 'Azzaman', uno dei più popolari quotidiani nazionali iracheni, viene rapito e ucciso nella zona meridionale di Baghdad. Sale a 26 il bilancio degli operatori dei media uccisi nel Paese solo quest'anno, 167 dall'inizio della guerra.

Thursday, May 10, 2007

Iraq, continua il massacro

Quattro giornalisti sono stati uccisi stamani da miliziani a bordo di un'auto senza targa che hanno aperto il fuoco contro la loro vettura ad Al- Rashad, una cittadina nei pressi di Kirkuk (il centro petrolifero 255 km a nord-est di Baghdad). I miliziani hanno bloccato la strada lungo cui stava viaggiando l'auto con a bordo i giornalisti, impegnati in un reportage a Rashad (25 km a sud-ovest di Kirkuk), e l'hanno crivellata di proiettili. Uno dei quattro giornalisti uccisi era responsabile della Lega dei letterati e degli scrittori di Kirkuk. Tra i quattro giornalisti iracheni uccisi figurano anche due fratelli, Imad e Nibras al-Obeidi. Imad al-Obeidi era redattore del gruppo editoriale Al-Raad (Tuono), mentre il fratello Nibras era il conducente della vettura con a bordo i giornalisti uccisi nell'agguato vicino alla cittadina di Al-Rashad (25 km. a sud-ovest di Kirkuk). Gli altri due giornalisti uccisi erano Raad Mutashar, capo redattore del settimanale 'Iraq Ghadam' (Iraq Domani), e Akil Abdelkader al-Wael, redattore dello stesso settimanale. Salgono a 23 gli operatori dei media morti quest'anno in Iraq, 164 dall'inizio della guerra.

Sunday, May 06, 2007

Morto fotografo russo in Iraq


Un fotografo russo e' stato ucciso nella provincia di Dyala, in Iraq. La conferma e' arrivata all'agenzia Interfax dall'ambascitore di Mosca a Bagdad. Il fotoreporter, Dmitry Chebotayev, si trovava ieri all'interno di un mezzo blindato statunitense esploso su una mina. Nell'attentato avevano perso la vita anche sei militari Usa. L'uomo, che lavorava per l'edizione russa del noto settimanale Newsweek, e' il primo giornalista di Mosca morto in Iraq. Il sito

Sunday, April 29, 2007

Iraq, ferita celebre giornalista televisiva

E' gravemente ferita, ma non è morta la celebre giornalista irachena Amal al Moudarres, vittima questa mattina di un agguato davanti alla sua abitazione a Baghdad: lo ha affermato il caporedattore dell'emittente radio per la quale lavora. "E' viva ed è in condizioni stabili", ha detto il giornalista della radio 'Repubblica dell'Iraq', che ha chiesto di mantenere l'anonimato. Anche la stessa emittente Tv al Arabiya, che per prima ha diffuso la notizia dell'assassinio, ha poi riferito che sulla vicenda ci sono "notizie contraddittorie", affermando di aver appreso che la giornalista sarebbe gravemente ferita ma ancora in vita. In precedenza l'emittente Tv aveva detto che al Moudarres, che lavora dal 1964 sia alla televisione che alla radio, era stata assassinata da un commando mentre stava uscendo di casa per recarsi al lavoro. Ansa

Tuesday, April 24, 2007

Iraq, sfugge all'agguato

Sami Al-Douleimi, giornalista del settimanale Al-Bachara', è stato fatto oggetto di un attentato davanti alla sua abitazione, nella citta di Falluja. Una vettura gli ha sbarrato la strada mentre stava tornando a casa e gli assalitori gli hanno sparato vari colpi di arma da fuoco. Il giornalista è rimasto illeso mentre il nipote che lo accompagnava è morto sul colpo. Subito dopo, durante una conferenza stampa, il presidente del consiglio di amministrazione dello stesso giornale, Najem Abdallah, ha dichiarato di essere sfuggito ben due volte a tentativi di omicidio nei mesi scorsi. (RSF)

Thursday, April 19, 2007

Iraq, impossibile lavorare

Durante un incontro svoltosi a Ginevra, l'Unione dei Giornalisti iracheni ha accusato la comunità internazionale di non fare nulla per proteggere i suoi membri contro il regime di terrore che ha causato centinaia di morti. Il Segretario Generale del sindacato, Moaud Allamy, ha affermato che le continue uccisioni di giornalisti in Iraq stanno mettendo in pericolo la libertà di stampa nel Paese, e che almeno il 40 per cento delle 5 mila persone attive nel mondo dei media in Iraq sono in pericolo. "Se la situazione continua a deteriorarsi rimarranno solo i media ufficiali iracheni e quelli protetti dalle forze della coalizione", ha messo in guardia Allamy, aggiungendo che le Nazioni Unite non hanno fatto nulla per proteggere i giornalisti iracheni e le loro famiglie. Fino a sabato la delegazione, composta da sette giornalisti, incontrerà a Ginevra degli ambasciatori e dei responsabili delle agenzie dell'Onu – fra cui l'Alto Commissario per i diritti umani Louise Arbour - a cui chiederà un maggiore sostegno. "Sotto l'ex-dittatore Saddam Hussein non vigeva alcuna libertà di stampa. Dalla fine del suo regime è stata instaurata la libertà, senza però garantire la sicurezza", ha aggiunto Allamy. "Ci uccidono perché diciamo la verità". Il membro della delegazione dei giornalisti ricorda che lui e i suoi colleghi vivono nel terrore. "Ogni giorno non sappiamo se potremo tornare a casa", ha spiegato il redattore capo del giornale al Sabah(Il mattino), Jihad Aldin Ali Zayer Hussein al Hreshawi. "L'accesso alle fonti di informazione è sempre più difficile, perché la nostra libertà di movimento è vieppiù limitata", ha aggiunto. Attualmente i giornalisti rapiti e non ancora liberati sono quattordici. Hreshawi ha raccontato di essere stato costretto a vendere la propria casa per pagare il riscatto per la liberazione di suo figlio, dopo tre mesi di negoziati con i suoi rapitori. Dal canto suo il redattore capo del quotidiano al Haqaiq, Daud Salman Hamzah al Ganabi, ha detto che cambia domicilio ogni volta che è minacciato di morte. Suo figlio non frequenta più la scuola dopo essere stato vittima di un tentativo di rapimento. Allamy ha auspicato che la comunità internazionale, il governo di Baghdad, e le forze della coalizione forniscano maggiori garanzie ai media in Iraq. "Le autorità devono aiutarci a ritrovare gli autori dei rapimenti e a perseguire i criminali responsabili di assassini", ha detto, sottolineando che nel Paese l'impunità è totale. (Swiss Info)

Sunday, April 15, 2007

Ancora morti in Iraq

Una giornalista radiofonica irachena è stata assassinata insieme al marito a Mosul, nel nord del Paese, da ignoti aggressori che hanno poi fatto scempio dei cadaveri, caricandoli a bordo della loro auto e dandovi fuoco, così da carbonizzarli. Lo ha denunciato l'Associazione Irachena per la Difesa dei Giornalisti, un organismo umanitario di categoria, che ha identificato la collega uccisa come Iman Yussef Abdallah; lavorava per un'emittente organo del movimento sindacale cittadino. L'Associazione ha sollecitato il governo di Baghdad a prendere provvedimenti per garantire l'incolumità dei giornalisti che operano in Iraq, sempre più spesso presi di mira da guerriglieri e terroristi: dal marzo 2003, quando ebbe inizio l'invasione per rovesciare il regime di Saddam Hussein, in Iraq hanno perso la vita in circostanze violente oltre centocinquanta operatori dell'informazione, nel 95 per cento dei casi cittadini iracheni. Nel 2007 sono già 18 gli operatori dei media uccisi nel Paese.