Showing posts with label Russia. Show all posts
Showing posts with label Russia. Show all posts

Tuesday, December 11, 2007

Russia, un'altra reporter in fuga


La giornalista Natalia Petrova è in pericolo. Ha parlato troppo. Ha filmato troppo. Ha denunciato la guerra in Cecenia, in Abkhazia, in Nagorno-Karabakh. Ha criticato Putin e raccontato la rivolta dei pensionati russi. Per questo, il 6 settembre scorso, tre uomini in abiti civili hanno fatto irruzione nella sua casa di Kazan, repubblica del Tatarstan, e l'hanno malmenata. Lei e le sue bambine, due gemelle di 10 anni. A una di loro è stato rotto un dente.Mentre l'anziana madre, terrorizzata, si nascondeva in giardino, il padre, Gennady Petrov, 87enne ex-colonnello dell'Armata Rossa, faceva scudo alla figlia con il suo corpo. Invano. Natalia è stata ammanettata e trascinata via dopo essere stata ridotta in uno stato di semi-incoscienza per le botte. Ha trascorso la notte in commissariato. Poi è stata sbattuta fuori, mezza morta. Con le forze residue, è tornata a casa. Ha preso le bambine, abbracciato i genitori ed è fuggita via. Adesso è nascosta da qualche parte a Mosca. Nessuno sa dove sia, salvo alcuni colleghi. Al padre, recatosi un mese dopo l'irruzione al commissariato di Kazan per chiedere spiegazioni, è stato risposto dal capo della polizia, tale Vyacheslav Prokofyev: "Tua figlia ha parlato troppo. Adesso è ricercata, su di lei pende un mandato di arresto internazionale. Di lei possiamo fare ciò che vogliamo". PeaceReporter

Saturday, October 06, 2007

Tutto il mondo piange Anna Politkovskaja


«Ho paura? », si chiedeva Anna Politkovskaja nel suo ultimo libro. Colei che i suoi amici e colleghi di 'Novaïa Gazeta' soprannominavano la «coscienza della Russia» si interrogava continuamente sul suo mestiere di giornalista e sul lavoro che svolgeva in Cecenia. Scegliendo di non tradire mai il suo impegno, indipendentemente dai rischi che correva, Anna Politkovskaja aveva smesso di appartenere a se stessa. Era diventata una figura morale, collettiva. Questa donna, madre di due figli, baluardo dei "senza voce" e simbolo della loro sofferenza, era tuttavia perfettamente cosciente della propria vulnerabilità. Le minacce che le erano rivolte, gli attentati ai quali era riuscita a sfuggire le ricordavano sempre a che punto la sua missione era delicata e pericolosa. Anna Politkovskaja aveva capito che la paura è una specie di cancrena, il sintomo delle società malate e non ha mai smesso di lottare per sconfiggerla. Bisogna dunque ricordarla come una donna coraggiosa e libera. Una giornalista che non ha esitato a denunciare gli abusi e i soprusi di un potere che non garantisce la libertà di espressione e che lascia impuniti gli assassini dei professionisti dell'informazione che non hanno voluto sposare l'autocensura e la menzogna. La scomparsa di Anna può scuotere le coscienze e far progredire la causa della democrazia? E' troppo presto per affermarlo ma, a un anno dalla sua morte, non la dimentichiamo. E non siamo soli nel suo ricordo perché a Roma, a Parigi, a Mosca e in altre capitali del mondo numerosi sono coloro che le rendono oggi omaggio.

La Russia di Putin: 43 giornalisti uccisi

“Sono 43 i giornalisti uccisi nella Federazione Russa dal 31 dicembre 1999, data dell’ascesa di Vladimir Putin alla Presidenza. Il primo di quella lista era un cittadino italiano, il collega Antonio Russo , che denunciava il genocidio del popolo ceceno così come Anna Politkovskaja , colpita a morte sulla porta della propria abitazione il 7 ottobre dello scorso anno. Per nessuna di queste vittime di un regime che somiglia sempre di più a quello stalinista , esiste un colpevole condannato. Così come per le centinaia di aggressioni , pestaggi, minacce e censure attuate da personaggi dell’Apparato Statale ai danni di giornalisti e di testate troppo indipendenti.A un anno dalla morte di Anna , fioriscono le iniziative in memoria della collega. Tutte meritevoli , dalle interviste alla figlia Vera , che lancia un sommesso appello all’Ue, alla dedica una piazza alla giornalista, alla Marcia per la Pace , allo spettacolo teatrale di Ottavia Piccolo. Ma che senso ha ricordare Anna e dimenticare tutto quanto ha scritto e detto con quella sua ineffabile timida fermezza e che le costata la vita ? “ Io vivo la vita e scrivo ciò che vedo “, scriveva . E le hanno tolto la vita e la possibilità di scrivere. “ Soffoca ogni forma di libertà come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione” , scriveva di Vladimir Putin . E a nome dei russi, diceva :” Vogliamo essere liberi. Lo pretendiamo. Perché amiamo la libertà quanto voi “ . Infine lanciava un’accusa rivolta a tutti noi : “ Gli occidentali hanno una tale passione per Putin , lo amano a tal punto da temere di pronunciarsi contro di lui “. Pochi suoi concittadini hanno conosciuto le sue denunce. Come spiegò Putin, all’indomani dell’ omicidio, scriveva su una piccola rivista e ai grandi media non sono mai arrivate. Non bastano le celebrazioni , bisogna alzare la voce a un tono così alto che possa arrivare fino a Mosca. Ma l’Italia non ha nemmeno il coraggio di chiedere di sapere chi ha ucciso e perché un proprio cittadino. Attenzione : l’ipocrisia sarebbe il peggiore affronto ad Anna , Antonio e gli altri 41 martiri della libertà di stampa nell’era Putin. Information Safety and Freedom a un anno dalla morte di Anna Politkovaskaja e sette da quella di Antonio Russo.

Monday, September 17, 2007

Tutte le bugie del Cremlino



Fra tre settimane sarà il primo anniversario della morte di Anna Politovskaya. Sotto accusa naturalmente (da subito) il Cremlino a cui la coraggiosa giornalista russa da tempo creava grattacapi. E proprio con il montare della reazione internazionale, Putin - dopo un silenzio agghiacciante - adesso sforna notizie ogni giorno. Arresti gratuiti, incriminazioni improbabili frutto di un'inchiesta dai contorni misteriosi visto che sono stati cacciati di botto gli investigatori che indagavano sull'omicidio sostituiti non si sa da chi. Stamattina a Mosca hanno catturato Shamil Durayev: sarebbe lui, secondo le autorità, ad aver organizzato l'assassinio di Anna. Insomma, il mandante. Bisogna sapere però che l'obiettivo degli attacchi della Politovskaya è sempre stato Ramzan Kadirov, presidente ceceno pupazzo del Cremlino. Lo aveva sempre accusato direttamente, anche nell'ultimo articolo, per le torture a Grozny. E proprio Kadirov aveva cacciato Durayev: nel 2003, tre anni prima dell'omicidio di Anna. Insomma Durayev nemico giurato di Kadirov: e perchè doveva uccidere la giornalista? Mi ricorda tanto quando fui rapinato a Mosca, nell'immediato post-comunismo. Quando andai al commissariato per la denuncia, mi fecero vedere le foto segnaletiche di tutti ricercati ceceni. Io, che frequentavo da due anni la Russia e capivo molte parole, a spiegare: ma no, sono russi, non ceceni. E loro niente: sono ceceni, siamo sicuri. So anche, per tornare alla notizia di oggi, che la "Komsomolskaya Pravda" (la verità dei giovani comunisti) che ha lanciato ed enfatizzato l'arresto è vicinissima a Putin. Probabilmente ha ragione Ilia, il figlio di Anna: "In Russia è cominciata la campagna elettorale e c'è chi vuol ripulirsi la faccia". Il popolo russo è paziente, fatalista ma non stupido. E soprattutto non dimentica. L'inferno Cecenia

Monday, May 21, 2007

L'ombra lunga del Cremlino

La notifica, datata 18 aprile, è arrivata all'Unione russa dei giornalisti (Ruj) solo il 15 maggio scorso dall'agenzia delle proprietàstatali'Rosimushchestvo':"Avete un mese di tempo per liberare gli uffici dove ha sede il vostro quartier generale". Ricevuta l'intimazione a distanza di appena tre giorni dalla scadenza, il più grande sindacato russo, che tutela oltre centomila giornalisti, ha opposto un fermo rifiuto: "Non ci muoviamo". La battaglia legale tra lo Stato e il sindacato è iniziata alla vigilia della annuale conferenza della Federazione internazionale della stampa, che si terrà il 28 maggio nella sede della Ruj sottoposta a sfratto. Circa un migliaio di giornalisti si riuniranno per discutere della sicurezza dei giornalisti e della 'crisi dell'impunità' per coloro che perseguitano - e a volte uccidono - gli operatori dell'informazione in Russia. L'ennesimo attacco contro la libertà di stampa è stato definito dalla Ruj come un sabotaggio della conferenza, e ha ricevuto le condanne delle principali organizzazioni che difendono il lavoro e l'attività dei giornalisti. Il comunicato emesso dalla Ruj accusa l'ente governativo - che possiede pacchetti azionari in tutti i settori-chiave dell'economia russa, dal gas ai diamanti - di "gettare in mezzo a una strada un'organizzazione che ha 90 anni di storia, che ha contribuito alla costruzione della democrazia e che ha difeso senza compromessi gli interessi della categoria, i diritti costituzionali e le libertà civili della popolazione". PeaceReporter

Friday, May 04, 2007

La signora coraggio

Dal sito del Consiglio d'Europa (Rif. 275i(2007)

03.05.2007 - Giornata mondiale della libertà di stampa: a sette mesi di distanza, non sappiamo ancora chi ha ucciso Anna Politkovskaya

Dichiarazione di Terry Davis, segretario generale del Consiglio d’Europa
Strasburgo, 03.05.2007 – A distanza di sette mesi dal brutale assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaya, avvenuto di fronte alla sua abitazione a Mosca, non conosciamo ancora chi ha commesso tale omicidio o chi l’ha ordinato. Purtroppo, negli ultimi anni, l’assassinio di un giornalista russo non rappresenta un caso isolato e il fatto che, finora, pochissime inchieste relative a tali omicidi abbiano raggiunto una conclusione, è sempre più preoccupante. Non è necessario che l’impunità per i crimini contro i giornalisti sia intenzionale per soffocare la libertà di espressione.Come Stato membro del Consiglio d’Europa, la Federazione russa è tenuta al rispetto delle libertà fondamentali garantite dalla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo. Si tratta dei diritti e delle libertà di tutti i cittadini russi: se le autorità russe riusciranno o meno a trovare e punire gli assassini di Anna Politkovskaya, saranno i cittadini russi che, in definitiva, vinceranno o perderanno.”

Friday, April 27, 2007

Giornalista russa chiede asilo politico

Elena Tregoubova, ex cronista del quotidiano 'Kommersant', ha dichiarato di temere per la sua vita e chiesto asilo politico alla Gran Bretagna. Nel 2003 aveva pubblicato "Le favole di un esploratore del Cremlino", un libro nel quale la Tregoubova accusava il presidente Vladimir Putin di attentare alla libertà di espressione. «Rientrare in Russia sarebbe come suicidarsi» ha affermato durante un'intervista telefonica con la radio Echo di Mosca. (RSF)

Sunday, April 15, 2007

Un altro reporter russo avvelenato




Intanto vorremmo sapere e capire come e perchè è stato ucciso un altro giornalista russo, Vyacheslav Ifanov (29 anni) della 'Novoye Televideniye Aleiska'. Le autorità russe parlano di 'suicidio da avvelenamento...' rdn Committee to Protect Journalist
"Dalla caduta dell’Unione Sovietica sono stati uccisi oltre 40 giornalisti (fra questi non dobbiamo mai dimenticare Antonio Russo di Radio Radicale). Dodici reporter sono stati eliminati nell’era Putin. Su quanti di questi delitti è stata fatta luce?" Isf