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Wednesday, November 21, 2007

Troppo bravo? Allora è terrorista

Bilal Hussein e' un fotoreporter iracheno dell''Associated Press' in carcere dal 2006 perche' sospettato di aiutare gli insorti e il Pentagono annuncia ora di avere le "prove decisive" che si tratti di un "terrorista" infiltrato nell'agenzia di stampa americana. La sua colpa, scrive il sito web della Bbc, e' essere troppo bravo e arrivare sul luogo degli attentati poco dopo l'evento, una qualita' giornalistica che gli e' valsa tra l'altro il prestigioso premio Pulitzer nel 2005. Dopo 19 mesi in prigione, e con i termini per la carcerazione preventiva che scadranno il 12 dicembre, l'Ap sta cercando disperatamente di aiutarlo. Il presidente e amministratore delegato Tom Curley ritiene che i militari americani "desiderano semplicemente che Hussein stia in prigione il piu' lungo possibile", perche', "non vogliono che escano notizie dalla provincia di Anbar, un vero e proprio 'buco nero dell'informazione'. L'Ap denuncia che Hussein, 36 anni, venne arrestato a aprile del 2006 dopo aver fornito rifugio ad alcuni stranieri nella sua casa dopo un'esplosione nei pressi di Falluja. I marines sono entrati nell'edificio arrestando il fotografo e i suoi ospiti con l'accusa di essere sospetti insorti. Il comando americano di Baghdad aveva affermato di aver trovato nel suo pc istruzioni per preparare bombe artigianali, materiale di propaganda dei terroristi e la foto di un'installazione militare Usa. Il Pentagono, scrive la Bbc, non ha chiarito quali siano le nuove prove. Non solo. Finora l'avvocato del reporter ha denunciato che finora non gli e' stato consentito di contattare il suo cliente.

Saturday, September 22, 2007

Fu licenziato per colpa di Bush


L'anchorman autore dello scoop (poi smentito) sui guai di Bush durante il servizio militare, fa causa alla Cbs che lo ha licenziato.«Hanno deciso di sacrificare il giornalismo indipendente a favore di guadagni finanziari» ha detto Rather. La sua rimozione avvenne nel marzo del 2005, mentre la storia dello scoop «azzoppato» è del settembre dell'anno precedente. Dalla diffusione delle notizie sulle presunte mancanze del giovane Bush (e delle relative smentite) fino al momento dell'allontanamento effettivo, Rather subì alcuni declassamenti, prima con la riduzione del programma "60 minutes" e poi con la sua sostituzione alla conduzione delle "Evening News". Corriere.it

Monday, September 17, 2007

Contro Guantanamo


Protesta davanti all'ambasciata americana a Seul (Corea del sud) a favore della chiusura del carcere di Guantanamo.

A Guantanamo, in fin di vita

Lontano dalle telecamere, dai palazzi del potere, dal Pentagono e dalla Casa Bianca, si consuma l'altra faccia della guerra al terrorismo: quella dei dimenticati o dei senza nome, a volte incolpati o incarcerati per semplici sospetti di terrorismo. E' il caso di Sami al-Hai, un giornalista sudanese di Al Jazeera catturato sei anni fa in Afghanistan e da allora detenuto nella prigione americana di Guantanamo, senza accuse formali, senza un processo a suo carico. E' il britannico Independent, nella sua edizione online, a raccontare la storia. Sami, da giorni in sciopero della fame, si starebbe lasciando morire. Lo ha detto un'equipe di medici psichiatri inglesi e americani che lo ha visitato. Il suo si appresta a diventare così il quinto caso di "suicidio passivo" avvenuto a Guantanamo, dopo quello di tre sauditi e di un yemenita, tutti e quattro trovati morti suicidi nelle loro celle nel centro di detenzione a Cuba. Sami al-Hai, di 38 anni, fu inviato in Afghanistan all'indomani dell'invasione statunitense nell'ottobre del 2001. Il mese successivo lasciò il Paese diretto per il Pakistan insieme alle troupe di Al Jazeera; tentò di tornare in Afghanistan solo dopo aver ricevuto un nuovo visto di ingresso all'inizio di dicembre. Fu allora che Sami venne arrestato dalle autorità pakistane su ordine del comando statunitense. Venne poi consegnato alle autorità americane nel gennaio del 2002, deportato nel centro di detenzione di Bagram in Afghanistan, poi a Kandahar, e successivamente approdò a Guantanamo nel giugno del 2002. La storia

Wednesday, June 13, 2007

Da sei anni a Guantanamo


Il cameraman sudanese di Al-Jazira, Sami Al-Haj, è entrato oggi nel sesto anno di detenzione nella base militare americana di Guantanamo, senza capi di accusa e senza essere stato processato. Reporters sans frontières, che ha incontrato la famiglia del giornalista in Sudan, lo scorso 19 marzo, sottolinea nuovamente che questa detenzione è incostituzionale e contraria al diritto internazionale. L’organizzazione auspica la chiusura della base di Guantanamo, uno dei peggiori scandali giuridici ed umanitari degli ultimi anni. "Come osa il governo degli Stati Uniti dare lezioni in materia di diritti umani quando i suoi stessi rappresentanti non li rispettano? A due riprese, la Corte suprema ha definito “incostituzionale” la detenzione dei presunti “nemici combattenti” a Guantanamo. Lo scorso 7 giugno, il Comitato giudiziario del Senato americano si è pronunciato in favore del ripristino del diritto all'Habeas Corpus, da applicare a questi prigionieri: questo comporterebbe la loro comparizione davanti a delle giurisdizioni civili e non militari. Infine, lo scorso 11 giugno, una corte di appello federale, mentre esaminava il caso di un individuo detenuto nella Carolina del Sud, ha ricordato che il Presidente non ha il potere di esigere dall’esercito l’arresto e la detenzione indefinita dei prigionieri. I testi e la giurisprudenza impongono oggi la liberazione di Sami Al-Haj", ha dichiarato Reporters sans frontières. Assistente cameraman dell’emittente satellitare araba Al-Jazira, padre di un bambino, Sami Al-Haj è stato arrestato nel dicembre 2001 alla frontiera tra l'Afghanistan e il Pakistan dalle forze di sicurezza pachistane. Accusato senza prove di essere affiliato ad Al-Qaïda, il giornalista è stato consegnato, il 7 giugno 2002, all’esercito americano che, il 13 giugno dello stesso anno, l’ha trasferito a Guantanamo. Nessun capo di accusa è stato formulato nei sui confronti dal giorno del suo arresto. Secondo quanto ci riferisce il suo avvocato, Clive Stafford-Smith - che in passato è stato minacciato dalle autorità della base militare -, il giornalista ha cercato di far valere i suoi diritti e ha iniziato uno sciopero della fame nel mese di gennaio 2007 ( comunicato del 6 marzo 2007) ma è stato costretto ad interromperlo, obbligato a mangiare dalle sue guardie carcerarie.

Sunday, April 15, 2007

In carcere da un anno

In una lettera indirizzata a Robert Gates, segretario Usa alla Difesa, l’organizzazione Reporters sans frontières ha denunciato il mantenimento in stato di detenzione del fotografo Bilal Hussein, 35 anni, che lavorava per l’agenzia di stampa Associated Press, incarcerato da più di un anno nel carcere di Camp Crooper (vicino alla capitale). “Molti giornalisti - si legge nella denuncia - sono stati arrestati dall’inizio della guerra in Iraq dalle forze di occupazione. Quasi tutti sono stati detenuti per parecchi mesi prima di essere rilasciati senza che le accuse fossero mai provate. Niente oggi può giustificare la detenzione di Bilal Hussein, che secondo il suo avvocato non è stato più interrogato dal maggio 2006. Il giornalista, accusato di aver avuto rapporti con gli insorti che lo avrebbero autorizzato a scattare fotografie sulla ribellione irachena, è stato definito dal giudice che lo ha inquisito “una minaccia assoluta per la sicurezza”. Nessuna altra prova è mai stata fornita per giustificare la sua colpevolezza”. Isf